lee “scratch” perry

                                               LEE PERRY & THE UPSETTERS – “Kung Fu Meets The Dragon”

1990. Lee Perry detto “Scratch” vestito da re con un lungo mantello di porpora ed ermellino, corona in testa, scettro in una mano e globo nell’altra. Alle sue spalle svettano le Alpi Svizzere.

   Una reputazione da folle, eccentrico, geniale. Figura centrale nell’evoluzione della musica reggae. Influente manipolatore del suono e innovatore delle tecniche di registrazione audio. “Scratch” il magico Upsetter nulla ha fatto per smentire la sua stravaganza. Anzi, più o meno cosciente è sempre stato al gioco e con voce farsesca intona ” I am a madman”. Bob Marley sovente lo definiva “genius”. Siamo in molti ad immaginarlo così, ed anche: “…più matto dei matti, più rasta dei rastafari, più rosso del rosso, più pesante del piombo…” come recitano le note di copertina di “Kung Fu Meets The Dragon”.

Lee Perry (1936, St. Mary’s Jamaica) soprannominato “Scratch” dopo l’incisione del disco “Chicken Scratch”. Noto anche come Upsetter. La sua biografia è la storia stessa della musica reggae. Lo specchio che porta sovente al collo come una collana è la quintessenza del suo modo di intendere la musica. CIMG5817

   A Kingston in Giamaica nei tardi anni 1960 Lee “Scratch” Perry e King Tubby,idearono l’arte del remix. Con loro due lo studio di registrazione non sarà più soltanto il mezzo per documentare la performance dei musicisti: il produttore tecnico del suono diventa anche l’autore. “Scratch” fu il primo a comprendere, e in seguito esasperare l’importanza delle intuizioni di King Tubby. In “Oceano di suono” (Costa & Nolan, 1999) David Toop cita i nomi di Phil Spector, Joe Meek, Brian Wilson e Lee Perry come coloro che hanno rivoluzionato lo studio di registrazione. Certo: il geniale Phil Spector produttore del teenage-pop anni ’60 poteva erigere con agio “muri di suono” nei super attrezzati studi americani dell’epoca, così come Brian Wilson il miliardario leader dei Beach Boys disponeva di nastro magnetico a volontà per incidere le sue drogate visioni surf e anche il brillante produttore di “Telstar”  Joe Meek (un singolo che ha venduto 5 milioni di copie) non se la passava male in quanto a tecnologia prima di sparare alla sua padrona di casa e poi suicidarsi. Ma King Tubby (assente dalla lista di Toop forse perchè non sufficientemente folle) e Lee Perry, nonostante i limiti di una tecnologia a dir poco povera e budget inesistenti, viaggiavano in un altra dimensione: il loro lavoro pioneristico e la  predominante profondità dei bassi li rende, anora oggi, straordinariamente moderni e meno datati rispetto ai colleghi. D’altronde  King Tubby è assente anche nella  lista  dei “50 Greatest Producers Ever” del New Musical Express, versione on line, sostituito da mediocri produttori come DJ Shadow o Jim Steinman.

 il Black Ark studio recordingscratch2

Quello che contraddistingue Lee Perry, anche rispetto alle più schematiche version di King Tubby, è la dissezione di suoni e rumori: trombe distorte, cigolii, sibili, voci ultraterrene, cut-up improvvisi, chitarre sfasate, tastiere space, pioggia, ambienti, animali, suoni da altri pianeti, riverberi abissali, incenso, tamburi sdoppiati e ritmi metronomici. “Scratch” fu il primo ad eplorare tutte le potenzialità di echo, riverbero e compressione e introdurre i sound effects nella musica reggae e dub, bagliori improvvisi di musique concrete incastrati tra basso e batteria, a sottolineare una melodia straniante o come leitmotiv, tutto quello che, in seguito, il campionatore ha reso sterile, banalizzato.

1975. Kingston, Giamaica, quartiere di Washington Gardens. Scratch indossa una larga casacca bianca con stampe di bandiere africane. Il volto è coperto da una strana maschera felina di velluto nero con ciglia marcate e lunghi baffi da gatto di setola bianchi. La testa calza un imprecisato copricapo decorato con diademi riflettenti, piume, amuleti, spille dell’Africa dorate, stelle di David e una grossa badge di Hailè Selassie I. Sulla casacca spiccano larghe bretelle a stelle e strisce. Alle sue spalle la scritta: “Greetings you people of the Universe- The Mighty Upsetter”.

154Verso la fine degli anni 50 del novecento Perry fa apprendistato presso Coxsone Dodd, boss dell’etichetta Studio One. Organizza le sessioni di registrazione, fa il talent scout nel Dodd Record Shop in Orange Street e il selector (il DJ in Giamaica) nel sound system Coxsone Downbeat. Nell’era dello Ska (1960/1966) inaugura la sua carriera di producer, cantante, percussionista e songwriter. Canzoni di argomentazione tipicamente giamaicana: temi sociali, aforismi, oscenità varie, riferimenti biblici, b movies, pesanti allusioni sessuali e (specialmente per Delroy Wilson) eloquenti attacchi ai rivali. Le canzoni che scriverà e registrerà per Robert Nesta Marley prima del riconoscimento internazionale, sono tra le migliori e popolari del repertorio dei  The Wailers“Concrete Jungle”, “Keep on Moving”, “Sun is Shining”…
In piena stagione Rocksteady (1966/1968), quando i ritmi rallentano e la musica soul  è l’influenza principale,  Scratch lascia Coxsone Dodd e collabora con altri producers, principalmente con Joe Gibbs, il quale gestiva un’attività di riparazioni tv e voleva buttarsi nel business discografico isolano in espansione. Per Joe Gibbs canterà “The Upsetter”, un anatema questa volta diretto al boss di Studio One: “Perchè sei così ambizioso-Perchè sei così perfido-Vuoi tutto per te stesso-e non pensi a nessun altro…Perchè non sei mai soddisfatto-Prendi la gente per scema e la usi come un attrezzo-Ma io sono il vendicatore-Non sarai mai così lontano da me-Io sono l’Upsetter…” (ovvero: colui che scombussola tutte le cose).  

The Upsetter sarà usato come nome della sua studio band e anche per quello dell’etichetta discografica sussidiaria della Trojan Records la nota label inglese che distribuirà le produzioni di Lee Perry nel Regno Unito. Negli  Upsetters suonarono alcuni tra i più importanti musicisti della Giamaica: Augustus Pablo, Sly Dunbar, Tommy McCook, Wiston Wright e i due fratelli Barrett, Aston “Family Man” e Carlton che in seguito formeranno la sezione ritmica della band di Bob Marley.

   Lasciato Joe Gibbs contro di lui Perry inciderà “People Funny Boy”. Ma Gibbs gli risponderà per le rime nel disco “People Grudgeful”. Tutto era parte del gioco, anche se la rivalità spesso era pesante e si agiva da rude boy. D’altronde un fondamentale  producer come Duke Reid, proprietario dell’etichetta Treasure Isle, dell’omonimo negozio di liquori e dischi e del sound system The Trojan, amava girare armato come un cow-boy con tanto di cinturone con fondina e mandava i suoi sgherri a infastidire i sound systems rivali particolarmente il Downbeat di Coxsone Dodd suo diretto concorrente. Spesso poi l’intervento della polizia serviva solo a distruggere l’impianto del sound, come successe all’Home Town Hi-Fi di King Tubby. La violenza e le armi da fuoco sono sempre state una faccenda maledettamente seria in Giamaica. Tra il 1969 e il 1974 Lee “Scratch” Perry and The Upsetters realizzeranno più di cento 45 giri. Il supporto più popolare del reggae business.

upsetter1978. Scratch indossa una canottiera gialla con bordi verde, jeans scampanati e scarpe Adidas rosse a strisce bianche. Dita inanellate e  una collana con la stella di David al collo. La capigliatura afro è stretta da un nastro nero con scritte cinesi rosse e draghi giallo-verde. Accenna una mossa di kung-fu con espressione beffarda. Alle sue spalle un collage di foglie di sensimilla, simboli religiosi e animali africani: leoni, elefanti, coccodrilli, leopardi, scimpanzè. Draghi e fantasmi.

  L‘immaginario di Lee Perry rimbomba in tutta la sua produzione in un variegato mix di sacro e profano. Appassionato lettore di fumetti, eccentrico rasta e cultore di film di kung-fu e western all’italiana, profondamente immerso nel folklore afro-caraibico  ricco di liturgie africane, sincretismi e credenze ancestrali, come quella negli spiriti e nei Duppies, fantasmi maligni di origine nigeriana. I tamburi e la musica dei culti religiosi NyahbingiPocomaniaKumina si amalgamano con la passione per la  tecnologia, le tecniche di registrazione del suono, le stanze dell’eco, i riferimenti agli Arawak (gli abitanti dell’isola prima dell’arrivo di Colombo) al periodo coloniale inglese e alle pratiche proibite degli schiavi, i quali tramandavano segretamente i culti o li mimetizzavano  con le religioni dei padroni bianchi. La nomenclatura comprende la venerazione di Jah Ras Tafari, la mania dei sound effects e le sacre scritture, i riti esoterici durante la registrazione, l’erba e la musica afro-americana. Piume, vampiri e incenso. Fuoco e acqua. Accanto ai 45 giri Rasta, alle versions Dub e ai rifacimenti Soul c’è tutto un repertorio spaghetti-western e kung-fu dove spiccano  i tributi a Clint Eastwood, Franco Nero, Lee Van Cleef, Sergio Leone, Sergio Corbucci e Bruce Lee : “Eastwood Rides Again”, “Tackro”, “Django Shot First”, “Enter the Dragon” e poi “Black Belt Jones”, “Kung-Fu Man”, “The Good the Bad and the Upsetters”, “Van Cleef”…….Nel film “The Harder They Come” del 1972 c’è una scena dove Jimmy Cliff, l’interprete principale, è al cinema dove proiettano “Django” il film del 1966 di Corbucci. La cinepresa si sofferma sullo schermo nel momento in cui Franco Nero sta tirando fuori dalla cassa da morto trascinata  come un trolley una enorme mitragliatrice con la quale decimerà la banda razzista dei cappucci rossi. Non è un casuale dettaglio, Ivan/Cliff e tutta la platea è rumorosamente partecipe delle gesta del solitario eroe .
Nell’ottobre del 1969  Lee Perry entra per la prima volta nella Top Ten  inglese, al n. 5, con “Return of Django” divertente e trascinante  inno dei mods e degli skinheads britannici.                                                                                                                                 Lee Perry diventa così il più ricercato produttore di Kingston, un innovatore e un leader del settore parallelamente a King Tubby, ma quest’ultimo si limitava a mixare e remixare tracce non incise direttamente da lui, mentre il lavoro di Scratch in studio era totale. Tuttavia il contributo di King Tubby come ingegnere del suono sarà sempre più cruciale: le sue seminali nozioni acoompagnate da un sound potente apriranno la strada a  quella che verrà chiamata musica Dub  tramite la serie di 45 giri che  sfornerà copiosamente tra il 1972 e il 1974 per gran parte delle numerose etichette discografiche giamaicane principalmente per la Justice League e la Upsetter records di Lee Perry, la Jackpot di Bunny Lee,  la Rockers di Augustus Pablo, la Techniques di Wiston Riley etc… Questi brani strumentali,  chiamati anche dubplates, incisi sul lato b dei singoli inizialmente per economizzare, erano molto apprezzati dal pubblico che andava a ballare ai sound systems e dai Toasters (o Deejays) che ci rappavano sopra anche se inizialmente il mix di  Tubby era morbido: solo un pò di delay e riverbero sulle parti di batteria e un pò di cavernoso echo sui frammenti vocali e strumentali che entrano ed escono polverizzandosi all’improvviso. Secondo Lee Perry l’inventore del dub desiderava convalidare le sue intuizioni tecniche Tubby venne a trovarmi perchè era alla ricerca dell’avventura ed io ero l’unico avventuriero. Lui era là fin dall’inizio ed era alla ricerca di quella avventura, l’avventura del Dub. Lui era brillante, ho pensato che fosse un mio allievo, forse pensava che io ero un suo allievo, ma non importa non sono geloso“. (da “Reggae The Rough Guide”  di Steve Barrow and Peter Dalton, UK 1997). Nel 1973 King Tubby e Lee Perry  realizzarono insieme “Blackboard Jungle Dub” forse il primo intero album, ci sono altri due contendenti, di Dub music . Gli altri due dubplates sono “Java Java Dub” di Errol Thompson e “Aquarius Dub” di Herman Chin Loy. Alla fine di quell’anno Tubby partì per la sua straordinaria avventura attrezzando il suo piccolo laboratorio dietro casa con nuova tecnologia mentre Lee Perry inaugura il suo epocale studio.

1351311974. Black Ark Studio, Cardiff Crescent, Washington Gardens, Kingston. Cappello di paglia e t-shirt giallo-verde Lee Perry dà le spalle al banco mixer, un Soundcraft  16 canali. La parete è tappezzata di foto, simboli, scritte e piccole percussioni come campanacci, triangoli, e bacchette. Di lato si intravede un registratore Teac 4 tracce. Al centro, su una mensola sopra il mixer, troneggiano impilati uno Space Echo RE-201  Roland, un riverbero Echoplex e un phaser Mutron. Colori predominanti giallo, rosso e verde. Le luci sono soffuse. Il tutto appare come un altarino woodoo.

11. Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
12. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.
13. Allora Dio disse a Noè: «E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra.
14. Fatti un’Arca di legno di cipresso; dividerai l’Arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. (Genesis Chapter VI)

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Lo status di mito Scratch lo raggiunge aprendo il suo personale studio di registrazione nel retro della sua abitazione. Tra il 1975 e il 1979, padrone di se stesso e della sua tecnica innovativa, registrerà al Black Ark studio la migliore musica della sua carriera. Un elenco imprecisato di fragorosi dub come quelli oscuri di “The Zoic”, “Venus”, “Zebra”, “The Man from Zion”, meravigliosi omaggi al cimema di serie b e produzioni rastafari come l’album del trio vocale The Congos, l’ineguagliato disco roots-reggae “Heart of The Congos”.
Voluto espressamente da Lee Perry, che voleva riportare in auge il classico trio vocale giamaicano, e suonato dai migliori sessionmen dell’isola “Heart of The Congos” è un esempio maestoso di tecnica vocale a tre: falsetto-tenore-baritono- e tonanti ritmi tribali. Come facesse Scratch ad avere un suono così unico e potente nessuno lo sa. Quali alchimie tecniche usasse resta un mistero, un filo spinato attorno alla casa e un caratterino non facile tenevano lontano intrusi e spioni. Per gli standard dell’epoca il Black Ark era tecnologicamente povero e Lee pur possedendo un registratore a 16 tracce preferiva usare il 4 tracce. Trattava la strumentazione come fosse viva e animata al punto di  piantare copie dei suoi dischi in giardino come fossero semi. Uno sperimentatore puro  abile nello scovare suoni da qualsiasi cosa e oggetto anche posizionando i microfoni in maniera inusuale, ma metodico e preciso sfuttava al meglio la sua attrezzatura e i musicisti, un ingegnere del suono anche nel senso letterale del termine che irrorava con pozioni magiche e nuvole di marijuana i cursori del mixer.

the congos “Il Black Ark sound era un perfetto esempio di approccio giamaicano di ottenere il massimo livello dal minimo delle risorse a disposizione” puntualizza perfettamente Steve Barrow (storiografo inglese della cultura reggae, comproprietario e A&R Director dell’etichetta Blood and Fire) Il cantante Max Romeo che era  nella prima formazione degli Upsetters offre invece la sua preziosa testimonianza dell’atmosfera tipica dello studio:Scratch usava un piccolo registratore 4 tracce che imbottiva talmente da sembrare un 16 tracce. Lo sudio apriva alle 10 e c’era sempre una pentola con del cibo dentro a cuocere su una stufa a kerosene. La gente si radunava fuori in cortile. Qualcuno con la propria chitarra cantava una canzone. Talvolta capitava che dall’interno Scratch, spliff perennemente in mano, lo notasse e gli chiedeva di entrare, cercasse il ritmo più appropriato e quindi procedesse con la registrazione del pezzo in questione. Nel giro di un paio di giorni il disco formato 45 giri era in strada. Era il modo leale di lavorare di Scratch. E’ quello che successe con “Police & Thieves”: Junior Murvin stava cantando e Scratch uscì immediatamente dicendo -“Here’s the rhythm, let’s do it!”. Il singolo uscì due giorni dopo.” (da “Reggae The Rough Guide”  di Steve Barrow and Peter Dalton, UK 1997).

space1   Tra i diversi dischi solisti che Max Romeo  incise con Perry “War Ina Babylon” è il più popolare e fa  parte di una trilogia concepita da Scratch come una sorta di Santa Trinità comprendente il sopracitato “Police & Thieves”  di Junior Murvin e “Party Time”  del trio The Heptones. Poi i due si separarono e Scratch definì il cantante un “Giuda”.
Paradossalmente la canzone di Max Romeo che vendette di più fu “Wet Dreams”, un divertente quadretto hard finito al 10° posto della top ten inglese nell’agosto del 1969. Il brano, benchè bandito dalla programmazione radio della BBC, divenne famoso anche a causa del testo sessualmente esplicito. Essendo notoriamente un rasta Romeo tentò di cavarsela asserendo che “Wet Dreams” trattava di un “tetto che perdeva acqua” anche se il ritornello ripete  ossessivamente: “Lie down gal, let me push it up, push it up, lie down” ovvero: “Sdraiati ragazza, permettimi di spingerlo in su verso l’alto…” e la canzone non era un caso isolato ma parte di un considerevole repertorio “solo per adulti”  con gemiti  annessi comprendente canzoni come “Sexy Sadie”, “Hole Under Crutches”, “Intenational Pum Pum”  e “Play with your Pussy”.

  Comunque sia andata tra i due artisti qualcosa andò storto e dopo la separazione Lee Perry, con l’aiuto del suo deejay preferito Jah Lloyd,  dedicò a Max Romeo l’ennesimo disco vendetta: “Judas de White Belly Rat”  un  attacco allegorico estrapolato direttamenente dalla Bibbia dove “Jah abbatterà la sua ira contro gli ipocriti calpestando sotto i suoi piedi questi Giuda e seppellendoli sotto una colata di fuoco e zolfo finchè giustizia non sarà fatta”, parole roventi sostenute dal cupo e magnetico ritmo suonato dagli Upsetters. E’ probabile che Perry abbia intravisto nel cantante un rasta farlocco, un “rasta bandwagon”, o forse è un masso lanciato a tutti gli  ipocriti in generale, sicuramente dopo la separazione  Max non  ha più prodotto niente di interessante………………..  http://youtu.be/ZLe3a8vhP_o

                                 
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1976. Agosto. Notting Hill Carnival, Londra. I riots sono provocati dalla ostentata presenza della polizia specialmente nella zona di Acklam Road vicino a Ladbroke Grove, il punto “caldo” sotto lo svincolo autostradale dove sono ammassati la maggior parte dei Sound System le cui enormi casse sparano a raffica “Police and Thieves” di Junior Murvin, l’inno ufficiale del carnevale caraibico per quell’anno.

 1977. Londra. Il noto gruppo punk-rock The Clash rende omaggio alla comunità Giamaicana con l’incisione della cover di “Police and Thieves” ( nel primo disco LP  “The Clash”)…..http://youtu.be/YTSuCeKBnCc

  Ogni anno dal 1964 le comunità afro-caraibiche residenti a Londra festeggiano la propria cultura  con il carnevale che si svolge l’ultimo week-end di agosto sulle strade del quartiere di Notting Hill. E’ una grande festa con sfilate di carri, cibo e musica dal calypso al reggae e a tutte le musiche da loro derivate. Le Steel Bands e i Sound Systems sono le icone del Notting Hill Carnival.  

   La causa effettiva degli scontri del 1976 è da ricercare nella famigerata “Sus law” che autorizzava la polizia inglese a fermare ed arrestare pretestuosamente chiunque per qualsiasi motivo. Questa legge discriminatoria creava tensione e rabbia specialmente tra le comunità originarie delle ex-colonie e lo strato sociale più debole. Ogni occasione era valida per arrestare presunti sospetti di solito neri, punks, o tipologie considerate strane  che passeggiavano tranquillamente, soli o in gruppo per le vie della città. Era consuetudine fare improvvise retate nei locali reggae e ai concerti punk, noti covi di  pericolosi criminali, così per il solo gusto di spaccare qualche rumoroso amplificatore o qualche woofer. Il resto delle angherie era lasciato alle associazioni fasciste come il National Front. Le grosse riunioni come il carnevale finivano spesso con scontri con la polizia. La legge fu abrogata nel 1981, le tensioni razziali sono sempre parte della quotidianità.

 Il legame tra reggae e punk è stato solido sin dall’inzio. I concerti di gruppi come Sex Pistols o Clash erano spesso introdotti da un Dj-set reggae (spesso con Don Letts ai giradischi) e molti punks si recavano alle serate organizzate dai sound systems giamaicani. Lo stesso Lee Perry spesso si definiva punk e con  Marley immagginarono un “Punky Reggae Party” :“Wailers still be there, The Jam, The Damned, The Clash….” (“Punky Reggae Party”, 1977 , 45 giri prodotto da Scratch)

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   Sul finire degli anni 1970 i duppies, gli spiriti maligni, prendono il sopravvento. Lee “Scratch” Perry comincia a riempire di scritte e simboli le pareti del Black Ark, poi distrugge la sua creatura con  fuoco e acqua. Voci discordanti dicono che non sia stato lui ad appiccare l’incendio. Essendo uno dei più importanti producers dell’isola Scratch era continuamente esposto e sotto pressione e a parere di molti aveva perso il controllo del suo studio di registrazione frequentato sempre più spesso anche da scrocconi, sanguisughe e malviventi che volevano la loro fetta di torta. Potrebbe in effetti essere stata una ritorsione. Le cose stavano peggiorando in Giamaica e la gioventù senza futuro dei ghetti di Kingston era sempre più irrequieta e disillusa preferendo droghe pesanti e armi ai dogmi rastafari. La  violenza era quindi in costante aumento accompagnata da una situazione politica e sociale tenacemente sull’orlo della guerra civile. Come da copione le conseguenze più gravi le subivano i diseredati delle Shanty Town. La musica, parte integrante della vita nel ghetto, puntualmente faceva da specchio e megafono e il Black Ark non era immune, anche le sue vibrazioni non erano più così positive.  Leggenda o realtà, fuoco, acqua o sacrificio simbolico è comunque l’allegorica fine di un ciclo. Con gli  anni ’80  alle porte l’era della spiritual music  tramonta.

CIMG6626  Lasciata la Giamaica Scratch si stabilisce in Inghilterra. Concede bizzarre interviste. Inaugura la sua carriera solista collaborando con gli esponenti della scena reggae-dub  inglese  Mad Professor, Mafia & Fluxy e con l’etichetta On-U Sound. Diventa il punto di riferimento peculiare della nascente scena inglese del roots-dub digitale chiamato anche stepper che avrà la sua massima espressione a metà degli anni 1990: Jah Shaka innanzitutto e in seguito Manasseh, Aba Shanti I, Dub Judah, MixMan, Alpha & Omega, Zion Train, Bush Chemist, Disciples….Dal 1990 soggiorna in Svizzera con la moglie Mireille. Continua la sua attività di musicista girovago e negromante lanciando esoteriche rime e anatemi  contro Babylon dai palchi in giro per il mondo. Nel 2002 per l’album “Jamaican E.T.” vince  un Grammy Award come migliore disco reggae dell’anno. Un disco noioso e monocorde. Molto meglio la  recente collaborazione con The Orb il gruppo elettronico che inventò l’ambient house negli anni 90 del novecento e che ha attinto a piene mani dalla musica dub.

   Lo scrittore e musicista inglese David Toop nel capitolo “Il Sogno Dub” di “Oceano di Suono” ritrae Lee Perry  definendolo “Maestro e mago della registrazione audio del ventesimo secolo”. Non potrebbe essere altrimenti.
Resta l’icona ma la sua Navicella Spaziale si è persa nel tempo e vaga nello spazio profondo.

“Il Black Ark era qualcos’altro ancora, perchè non sono più riuscito a tirare fuori il suono del Black Ark da nessun altro studio. Era come un veicolo spaziale. Si riusciva a sentire lo spazio fra le incisioni. C’era qualcosa che somigliava a una vibrazione sacra, a una sensazione divina. I moderni studi di registrazione hanno una connotazione diversa. Si fondano sugli affari e sulla voglia di fare soldi. Invece io l’avevo costruito come un’arca. Studiando la storia, ho capito che l’Arca dell’Alleanza è il massimo, sotto ogni aspetto. Devi essere un’arca per salvare gli animali e la natura, e anche la musica………Lo studio di registrazione deve essere simile a una cosa vivente. Bisogna pensare alla musica come vita. Quando faccio musica penso alla vita, a creare vita e voglio che viva, voglio che lei stia bene e che sappia di buono”.         (Lee Perry in “Oceano di Suono” di David Toop, Costa & Nolan, 1995).

http://www.youtube.com/watch?v=oSjDuIuisnM&feature=share&list=FLTcjCUXCH_nrCbznbawcH8A&index=3   http://www.youtube.com/watch?v=T-VTECPHD9E&list=FLTcjCUXCH_nrCbznbawcH8A&feature=share&index=4 http://www.youtube.com/watch?v=Ju-Hedh8Tdw&feature=share&list=FLTcjCUXCH_nrCbznbawcH8A

  • discografia essenziale-LP vinile:

-BOB MARLEY AND THE WAILERS- African Herbsman (Trojan 1973)
-LEE “SCRATCH” PERRY- The Upsetters and Friends, The Upsetters Box Set (Trojan 1995)
-LEE PERRY AND FRIENDS- Shock of the Mighty 1969-74 (Attack 1989)
-MAX ROMEO- Open the Iron Gate 1973-1977 (Blood and Fire 1999)
-SUSAN CADOGAN- Susan Cadogan (Trojan 1975)
-THE UPSETTERS- Blackboard Jungle Dub (Upsetter 1973)
-THE UPSETTERS- Clint Eastwood (Pama 1970)
-LEE PERRY AND THE UPSETTERS- Kung-Fu Meets the Dragon (Justice League 1995)
-LEE “SCRATCH” PERRY AND FRIENDS- Open the Gate (Trojan 1989)
-LEE “SCRATCH” PERRY- Blood Vapour (L.A records 1976)
-THE CONGOS- Hearth of the Congos (Blood and Fire 1997)
-LEE PERRY- Arkology (3CD Box Set, Chronicles 1997)

  • libri:   

-DAVID KATZ – People Funny Boy-The Genius Of Lee “Scratch” Perry (Omnibus Press, UK 2009)
-DAVID KATZ – Solid Foundation (Stampa Alternativa 2007)
-DAVID TOOP- Oceano di Suono ( Costa & Nolan 1999)
-STEVE BARROW and PETER DALTON- Reggae The Rough Guide (Penguin Bokks 1997)
-HORACE CAMPBELL- Resistenza Rasta (Shake Edizioni Underground 2004)
-LLOYD BRADLEY- Bass Culture (Shake Edizioni 2008)
-TIMOTHY WHITE- Bob Marley Una Vita Di Fuoco (Feltrinelli 2002)

  • film: 

-The Upsetter: The Life and Music of Lee Scratch Perry. (2008, regia Ethan Higbee e Adam Bhala Lough. Narratore Benicio Del Toro)

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