“nutrire il pianeta”

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 L’industria alimentare vende prodotti non cibo. Per farlo ha edificato un immaginario mondo felice e naturale, fasullo e artefatto. Difficile sfuggire alle sue lusinghe: fa risparmiare tempo e soprattutto denaro con cibi pronti e prezzi bassi. La maggior parte della sua pubblicità insiste su questi due argomenti inseriti in contesti paesaggistici da cartolina o domestico idilliaci. Difficile però eludere le montagne di rifiuti che questo mondo immaginario produce. Il nostro pianeta è sommerso dai rifiuti che noi stessi produciamo. Parte dell’immondizia deriva da scarti e imballaggi dell’industria alimentare, che però non ci obbliga ad acquistare le sue merci, la scelta finale è sempre soggettiva e implica l’accettazione più o meno consapevole delle conseguenze generate dalla pratica dello spreco e dell’uso e getta. Un alimento sottocosto riempie la pancia ma non nutre e nasconde sfruttamento della mano d’opera, inquinamento e perdita della salute. Le multinazionali del cibo stanno invadendo con la loro merce concorrenziale i paesi del terzo mondo  annientando le piccole economie agricole locali, creando ulteriore povertà, malnutrizione e immigrazione. L’Expo di Milano 2015 è l’apoteosi di tutto questo e la glorificazione del made in Italy agonizzante.

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