spaghetti di mais con salsa di radicchio rosso broccoli e finocchi


Queste ricette hanno tutte una variante o una opzione nel caso di intolleranze, scegliere o eliminare gli ingredienti in base alle proprie esigenze e a quelle degli eventuali commensali. Seguirne attentamente la successione. Non è un problema se dimenticate un ingrediente, usate quello che avete in casa e sperimentate.

Il disco abbinato alla ricetta: MILES DAVIS  – “Get Up With It” ( Columbia, U.S.A., 1974)

ingredienti : (di origine biologica)
-spaghetti di mais
-broccoli
-finocchi
salsa:
-radicchio rosso a foglia lunga
-zenzero
-pinoli
-noci
-semi di girasole
-semi di sesamo-
-olio extravergine di oliva
-peperoncino piccante
-tamari
-sale integrale
-aglio
-passata di pomodoro

Miles Davis-"Get Up With It"  preparazione:

Mettere in un frullatore le foglie tagliate del radicchio, un pò di zenzero,
uno spicchio d’aglio, l’olio, un pizzico di sale, un cucchiaio di tamari e frullare. Aggiungere un paio di cucchiai di passata, il pomodoro serve a smorzare l’amaro del radicchio e dello zenzero. Quindi quattro-cinque noci, una manciata di semi di girasole e il peperoncino, meglio se fresco, a piacere. Lo zenzero è già leggermante piccante. Frullare bene fino a raggiungere una perfetta cremosità della salsa. Si può decidere la densità a piacimento. L’armonia da raggiungere è un perfetto contrasto tra le varie gradazioni e  tipologie di amaro degli ingredienti, tenendo presente che un gusto non deve prevalere sull’altro ma restare nel vago.

Mettere in una tazza e aggiungere un filo d’olio, un paio di noci a pezzi e i semi di sesamo. Decorare con alcune piccole foglie di radicchio.

Gli spaghetti di mais vanno cotti in acqua molto abbondante e scolati bene al dente dato che tendono ad attaccarsi. Per questo motivo se avete ospiti evitare di condire tutto insieme, è preferibile condire i piatti separatamente: In un piatto piano mettere una porzione di spaghetti con accanto una porzione di broccoli, precedentemente cotti al vapore, e condire con la salsa di radicchio. Aggiungere un filo d’olio se è troppo densa.

La salsa di radicchio lega molto bene con la fresca dolcezza del finocchio:  spalmare  sulle singole parti e consumare come antipasto. Provare anche con il riso, su fette di pane integrale, gallette di riso e di mais.

 

MILES DAVIS  – “Get Up With It” ( Columbia, U.S.A., 1974)

Disco atipico e sottovalutato, a tratti Ambient. Registrazioni effettuate tra il 1970 e il 1974.  Davis quasi preferisce osservare o creare eteree atmosfere all’organo elettrico insinuando dissonanze e caos in paesaggi immaginari statici e tranquilli,  con risvolti  angoscianti carichi di tensione e mistero come in un film giallo di Enzo G. Castellari. Alcune similitudini con la colonna sonora  di “I freddi occhi della paura” del regista italiano  sono sicuramente casuali, anche se Ennio Morricone, autore delle musiche, non era certo uno sconosciuto  nel 1971 anno di uscita del film. Ciò non toglie che provando a miscelare  i  30 minuti del brano  “He loved him madly” con la colonna sonora di Morricone, affinità e analogie si incontrano di sovente. La lunga traccia che apre il disco è un omaggio a Duke Ellington scomparso poco prima che Davis e il suo gruppo di musicisti  entrassero in studio per la registrazione.  Ellington amava introdurre i suoi concerti rivolgendosi al pubblico con “I love you madly” .

Con “Get up with it”  a volte si ha come l’impressione di ascoltare un gruppo tedesco dell’epoca ma è risaputo che il Davis degli anni a cavallo tra 1960/70 era ossessionato  da James Brown e Jimi Hendrix e dalla constatazione che la maggior parte dei neri non ascoltava la musica Jazz. I suoi dischi elettrici di quel periodo sono una sorta di omaggio, una personale interpretazione delle  musiche Funky di quei  due popolari artisti. Lui stesso, nella sua autobiografia confessa che in quel periodo ascoltava  esclusivamente i dischi di Brown e Hendrix ed era molto contrariato dal fatto che le rockstars   lavorando con soli tre o quattro accordi  guadagnassero molto più di lui che conosceva migliaia di combinazioni.

La musica che ascoltavo sul serio nel 1968 era quella di James Brown, di quel grande chitarrista che era Jimi Hendrix e di un nuovo gruppo che era appena venuto fuori con un pezzo da hit parade, “Dance to the music”, ovvero  Sly and the Family Stone, diretti da Sly Stewart, di San Francisco. La roba che suonavano era veramente una ficata, aveva dentro tutto quel ritmo funky. Ma chi mi prese di più fu Jimi Hendrix.……” (Miles Davis “Miles L’autobiografia”-minimum fax, 2001)

Una delle caratteristiche di Miles Davis è l’uso del silenzio, la sua capacità di suonare l’essenziale e non riempire gli spazi vuoti. Ma in  queste registrazioni quasi non tocca la tromba, se non con poche note lunghe e distanti o trasforma il suo strumento in una  chitarra filtrata da un wah-wah come quella di  Hendrix . Nel brano “Mtume” la mimetizza con  le chitarre di Pete Cosey e Reggie Lucas. I tre si fondono e si inseguono per 15 minuti su ritmi Funky ben scanditi e impennate tribali spezzate da improvvise  sciabolate di organo elettrico. Ma è il lato Ambient l’idea geniale e seminale del disco.

Brian Eno  l’inventore e il teorico della Ambient music cita “He Loved Him Madly” come una delle fonti principali a cui ha attinto per i suoi concetti  su luoghi astratti da sonorizzare, landscapes, tapezzerie acustiche, musiche per ascensori, aeroporti e allunaggi.

miles davis

di roberto.agus

 

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